



"Sicuro, il mondo è questo e nulla più, ma non starò lì in silenzio ad aspettare che si freghi da solo."
Vignette, illustrazioni ed immagini dal mondo broiolo.

Ore 11.30. Conferenza stampa a La Capannina per l'annunzio dei premiati ai giornalisti (foto1: due Biani, Andrea Rivera, Marco Travaglio; foto2: la giuria e Bicio Fabbri). Brevissime note: Primo incontro con Cinzia e Franco, le due anima del premio. Grandi. Edmondo Berselli fa il simpatico e cita "la battuta che in questo momento gira di più: la sinistra non è di destra nè di sinistra". La battuta è mia e Berselli si congratula (vignetta pubblicata, per qui pro quo sia su: Liberazione che su Emme). Poi il convitato di pietra Beppe Grillo la fa da padrone. Polemica in diretta. Attaccato da Francesco Piccolo, difeso da Travaglio. Al momento della mia intervista Berselli mi chiede: "La tua satira così è un rutto ringhioso?" Io rispondo (per la gioia di Alvise Spanò): "rutto ringhioso è troppo epico, diciamo, come da commento, che è una scoreggia balsamica, vista l'aria che tira". Il grande Plantu ci racconta il suo Sarkozy disegnato sempre con una mosca in testa. Si sa, In Francia, come in Italia, le mosche si posano sulla (...). E alle 18.00 si va in scena.
I VINCITORI DEL 35° PREMIO SATIRA POLITICA 29 SETTEMBRE 2007 - FORTE DEI MARMI
Marco Travaglio,
Antonio Ricci, Antonio Di Bella, Francesco Piccolo, Giobbe Covatta, Andrea Rivera, Lucia Ocone, Plantu, Fabrizio Fabbri, Mauro Biani, Roberta Barbuto. Sono questi i nomi dei vincitori delle sezioni: (rispettivamente) giornalismo, alla carriera, radio, libro, teatro, tv, parodia, disegno satirico internazionale, disegno satirico italiano, web, tesi di laurea.
I vincitori e la Giuria incontreranno i giornalisti sabato 29 settembre alle ore 11.30 alla Capannina di Franceschi a Forte dei Marmi. Il Premio Satira Politica celebra quest’anno il suo trentacinquesimo compleanno: "Pare ieri - spiegano gli organizzatori - che il “Times” scriveva stupito "andremo a vedere come gli italiani hanno deciso di ridere di se stessi!..." e invece sono passati ben sette lustri, partendo proprio da quell'articolo memorabile che ebbe grande eco in Italia e che segnò la prima pietra di questa manifestazione". "Da allora il premio
Scusate il disturbo, oh gentili colleghi, amici fedeli, parenti dalle buone maniere, conoscenti e passanti & ripassanti giudiziosi, ma la notizia, anche se autoreferenziale, è di quelle uniche davvero: dal Museo della
Satira di Forte dei Marmi, mi hanno anticipato che sono tra i vincitori del XXXV° Premio di Satira Politica di Forte dei Marmi, il maggiore riconoscimento del "settore", e nella fattispecie ho vinto il Premio Pino Zac per la satira sul web.
La premiazione sarà a FORTE DEI MARMI la sera di SABATO 29 SETTEMBRE ALLE 18.00 presso "La Capannina". Orgoglioso e felice, aggiungo che tutti quelli che vorranno farmi l'onore e il piacere di partecipare alla premiazione, saranno ovviamente i benvenuti! Qualche notizia sul premio: Forte dei Marmi è ormai unanimemente riconosciuta come la capitale mondiale della Satira Politica. Tutti i più importanti disegnatori satirici sono venuti a Forte dei Marmi a ritirare questo riconoscimento, creato nel 1973: Forattini, Altan, Pino Zac, Pericoli & Pirella, Chiappori, Staino, Giannelli, Vincino, Bucchi, Vauro..., oltre ai francesi (Serre, Kerleroux, Tim, Pancho),

Emme 2 è stamattina (come tutti i lunedì) con L'Unità. Copertina con una conturbante RosyBindi e fratacchion Veltroni di Milo Manara (uzz) e poi 3 vignette del Biani, tra Altan, Ellekappa, Vincino, Staino, Cardarella, Fici, Handel, Palomba, Kanjano + Ferro, Franzaroli, Gariano, Ricca, Tonus, Pinna, Pillinini e filibustieri tutti... Un bel numero, davvero. Arrembate le edicole di ogni ordine e grado!
O.t. (?) ma è in arrivo una notiziona, che non posso (ach) ancora rivelare... a prestissimo...

Stasera ho raggiunto il top. Vedo Anno Zero, la trasmissione di Santoro. Si parla di Grillo, Vday, etc etc. Ospiti in studio: Sartori (politologo) pro, Polito (Margherita ex La Repubblica, ex Riformista) contro, Travaglio superpro, Sabina Guzzanti più pro che contro, etc. Nel dibattito in studio, riesco ad essere in disaccordo (perché mi appaiono perlomeno parziali e un po’ banali) con "i perchè" di, nell’ordine: Sartori, Polito, Travaglio, Guzzanti (Sabina), Santoro, la Borromeo ed anche con un giovanissimo spaurito, quanto compunto, esponente base DS. Perfino Vauro e le sue vignette mi sembrano scolorite. Un record. Poi, mentre “la tristezza mi avvolge come miele” (cit. Guccini), torno a lavorare ad Emme (il numero 2 esce lunedì). Quando mi segnalano (grazie Meri) questa notizia su Adista: Milano: trasferito il prete che ha difeso i Rom. Leggetela. Perché don Renato incarna un esempio di politica che mi rappresenta, è lui che rappresenta la Politica quella che vorrei, quella non demagogica, non populista, non da privilegiato. Quella etica, dell’accoglienza, del servizio, degli ultimi al centro. Lo facciamo un Don Renato Rebuzzini Day?
E allora perché siamo giunti a questo punto? Io propongo un contributo, sempre partendo da questo esempio di cronaca. Cliccando questo link trovate "ben" 3 risultati per questa notizia, uno di Adista, uno di Panorama e uno de Il Giornale. Gli ultimi 2 presumibilmente che informano i propri destri e-lettori del provvedimento. Ma nessun giornale (almeno on line) di sinistra o sedicente “democratico” che racconti, dimostri indignazione o perlomeno il dubbio. E così, tutti a rincorrere motivi (spesso riconducibili ad una generica “onestà” o “produttività” del politico) della gente di Grillo o dell’antipolitica dello scontento. Per me il motivo è più “lungo” nel tempo ed “educativo” relazionale (persino tra elettori ed eletti), specie nella sinistra. Quando ci si disabitua a guardare agli ultimi come ingiustizie da sanare, come a persone da accogliere, e la politica, lungi da essere servitrice dello Stato dialogante anche scomodo ma credibile con la cittadinanza, abdica allegramente al suo ruolo e, ad esempio, rincorre le pance con la “sicurezza” che “non è di destra né di sinistra”, tutto pian piano diventa che “non è di destra né di sinistra”. Niente è di destra né di sinistra, figuriamoci “i cazzi miei”. E difatti, lungi da essere rasSicurante, alla lunga l’esempio del politicante da “casta” ci dice proprio questo: i “cazzi miei” non sono né di destra né di sinistra, ma sono “i sacrosanti, totalizzanti stracazzi miei”, e perciò si salvi chi può, che chi non può, si caccia. Come i Rom di Opera, come Don Renato Rebuzzini, nel silenzio populista-demagogico più totale.
Emme è tornato. Uscirà da oggi 17 settembre tutti i Lunedì con L'Unità. Ma ogni numero lo trovate solo il lunedì, quindi orsù tutti in edicola che poi mi fate sapere.
“Via fonteiana 162” è una striscia anomala (dico per scrittura e formato), cominciata quasi per gioco nel febbraio 2004 su Dimensioni Nuove, e che prosegue a tutt’oggi sul mensile. Una piccola sommessa scommessa per me, che per vocazione e pigrizia son vignettista doc. Le strisce raccontano le storie quotidiane di un gruppo di adolescenti (Marta, Amed, Karl, Rocco e Laura, i protagonisti principali) alle prese coi cavoli della loro età e coi cavoli del mondo. Perché oltre il personale, gli amori, la scuola, le complicazioni adolescenziali, le storie si intrecciano con la politica, con le notizie interne ed estere. Riflessioni di chi, ancora non uscito completamente dall’infanzia dello stupore si stupisce e mal s’arrende al pessimismo della realtà. Un po’ la condizione permanente del vignarolo satirico, insomma.
(le pagine qui sopra sono tratte dai numeri di aprile 2004, giugno 2005, settembre 2004, novembre 2007)

calderoli, maiale, moschea, islam, vignetta
Nei commenti alla vignetta perplessa sul Vday, alcune amiche che hanno aderito all’evento mi ponevano delle domande. Cerco di rispondere, aggiornando (13.9.07) con qualche parola questo post. 
Beatrice, Laura, avete il mio massimo rispetto e lo sapete. Voi come i tantissimi che hanno firmato il manifesto del V day. Diciamo tutti. Ne capisco le motivazioni. La “casta politica” è vergognosa nei suoi privilegi immotivati, per me ancor più letale nel suo fallimento di un’etica politica (non solo nell’”onesta” del parlamentare, ma anche, come già trattato, nelle ordinanze, tipo quella sui lavavetri…), quindi nel riconoscimento e nella difesa di un bene comune, perfino nell’educazione al bene comune. Naturalmente generalizziamo, ‘che conosco politici seri e sobri. Ma io invece non ho firmato soprattutto perché il messaggio dell’iniziativa mi è sembrato assumere toni eccessivi, da crociata: di qua noi ggente buona di là la “casta partitica” cattiva. A questo punto mi collego al pezzo di Luttazzi su “il cosa e il come”, e vi prego di leggerlo, perché riesce ad esprimere, con una buona approssimazione, le mie perplessità sulla partecipazione all’evento. Dico le mie perplessità, i miei dubbi, perché, ripeto, so bene delle ottime intenzioni di tanti che hanno partecipato e, credo, anche di Grillo. Perciò alla fine della fiera, tolti gli orpelli, gli insulti (da una parte e dall’altra), quello che per me è importante non è tanto giocare alla delegittimazione o alla beatificazione di Grillo e del V day, ma tornare a discutere intorno al tema del ruolo della politica e del suo rinnovamento, alla partecipazione “dal basso” ( per me quella di matrice capitiniana: il “potere di tutti”), cercando di porre attenzione a quel filo, spesso esilissimo, che la divide dal populismo e dalla demagogia.

Poi, visto che qua ormai Michele Serra è di casa (...), ricordo una sua “canzone politica”:
Old Economy Economia globale. - Un bambino orientale - con il sangue e lo spago - cuce scarpe da footing. Se le compra a Chicago - un esperto di rating - consulente a Milano - di un mafioso birmano - che rivende fucili - sul mercato swahili - a uno zio di Mobutu - un po’ tutsi un po’ hutu. - Non è dunque immorale - il lavoro bestiale - di quel bimbo che cuce: - ogni scarpa produce un rimbalzo speciale - sul mercato mondiale. (M. Serra, Canzoni politiche, Feltrinelli 2000)

beppe grillo, vaffanculo day, politica, antipolitica, don milani, vignetta
La vignetta "Amato & svolta fascista" è uscita su Liberazione del 7 settembre. Invece la storia di Luminita la trovate approfondita sul blog di Pino Scaccia, ora in Romania per il Tg 1 per conoscere la sua famiglia, i suoi luoghi, per ascoltare gli amici, per capire.
Aggiungo ora poche note “sparse” per i gentili passanti e ripassanti. La lettera aperta a Michele Serra, e le considerazioni sul trand “sicurezza” etc. non hanno esaurito il loro dialogare in questo blog o nella pubblicazione su Liberazione. Se ne è parlato su Macchianera, ho ricevuto molte email da “lettori” di sostegno argomentato, qualcuna di gentile ed argomentata critica. Ho avuto anche un dialogo gentile, sempre per email, con lo stesso Michele Serra. Comunque, comunque da tutti i contributi, ne ho tratto una conferma (personale) che potrebbe apparire solo superficialmente banale: l’argomento, squadernato, risulta non facile, è più pieno di dubbi che di risposte. Molta confusione sotto il sole. Ma è già qualcosa, per me. Io che ritengo qualsivoglia semplificazione della realtà un atto "violento", credo che ripassare un po’ “l’etica dell’altro” (figuriamoci se poi l’altro risulta sporco brutto e qualche volta cattivo) sia indispensabile. L’etica, una parola che non fa tendenza. Spero che, d’accordo o meno con le idee dei miei post, la parola “etica” si possa utilizzare ancora anche nei bar, nelle piazze, nei posti di lavoro e perfino nei blog, così da nominarla tutti, democraticamente e liberamente. Perchè, ribadisco, c’è anche un problema relazionale. Di relazione tra le persone, di chiusura nel proprio piccolo o grandicello diritto. Temo che senza la “variabile” etica, questa chiusura sia destinata ad aumentare, per tutti noi, mica solo per i lavavetri.
p.s. l’altra sera ho rivisto i 100 passi, e la storia di Peppino Impastato. Ho pensato anche a Lirio Abbate. Riflessioni a iosa sul senso di comunità, di diritto, di etica degli altri, per l’appunto. Ricordare ora i miei pensieri, la mia rabbia, pensando alle polemiche lavavetri-sicurezza-legalità-papraponziponzipà, farà troppo benaltrismo?...
p.p.s. Ancora, rispetto ad etica, senso di comunità, legalità, etc. e a proposito di tasse, debito pubblico etc. Mi sovviene una provocazione educativa (rivoluzionaria?) del mite prof. Corradini, che fu (anni fa) mio docente di pedagogia generale a scienze dell’educazione. Vale la pena che ne parli in un post apposito (anche perché ignorata bellamente da stampa e media, a proposito di “tendenze”), voi intanto date un occhio a questo link. Ne riparliamo.

Non ne sono snobbisticamente compiaciuto. Proprio per niente. Non amo le piccole conventicole di sfigati a prescindere perché duri-ma-puri a prescindere. A me piace vincere, democraticamente, e se del caso “assumere le responsabilità di governo”. Sono un “moderato” io, uno che ama la gentilezza, il cum-promesso perché riconosce la complessità del mondo, un boiscout. Invece mi devo rassegnare. O forse anche per questo mi devo rassegnare. Sono minoranza e temo (si proprio “temo”) che rimarrò minoranza nonostante la coalizione che voterò (perché penso di votare ancora e chissà, magari persino alle primarie del PD?...). Ma sono minoranza. Lo decreta il sondaggio de La Repubblica, lo decreta la gente, moltissima di sinistra, magari anche comunista. Lo dice il 70% pare, che chiede tolleranza zero contro lavavetri, prostitute (e graffitari). Non che sia sorpreso. E, ripeto, per niente gongolante e/o compiaciuto. Prendo atto. Mi dispiace, tutto qua. Mi dispiace che il vecchissimo trucco della Paura riesca sempre. Passando sopra al riconoscimento dell’umanità altrui,
Aggiorno il post lunedì 3 settembre con una lettera aperta a Michele Serra in "risposta" al suo pezzo su La Repubblica di domenica 2 settembre (riportato integralmente alla fine del post).
Ringrazio Animasalva per il suo contributo di idee e di confronto.
P.s.: il post è uscito su Liberazione del 4 settembre
Caro Michele Serra, come sempre ho letto la tua "amaca". Domenica, per parlare delle disposizioni sui lavavetri hai scelto la critica del cosiddetto "benaltrismo". Come quello di alcuni che per criticare i provvedimenti contro i lavavetri dicono: "in una società che non riesce a sconfiggere la mafia e spesso lascia impuniti i grandi crimini economici, con quale diritto persegue i miserabili?". Condividi, dicendo però di non volere rimanere prigioniero del benaltrismo. E da qui arrivi al punto dicendo: "Ci sono semafori, nelle grandi città, che sono diventati piccoli posti di blocco dedicati al taglieggio, specie ai danni di donne sole. E se il problema non è degno di raffronto con la fame nel mondo, o con la guerra in Iraq, è però un indizio tangibile di insicurezza e di sopruso. (…) la risoluzione di piccoli problemi appartiene con pieno diritto alla nostra vita. E più passa il tempo, più mi convinco che la cura delle piccole cose è la via diretta alla cura di quelle grandi." Innanzitutto, siamo sicuri che quello in questione sia un "piccolo problema"? Forse dal punto di vista dell’automobilista, la presenza di un lavavetri al semaforo è davvero un piccolo problema: quasi un disturbo visivo e poi 50 centesimi sottratti, eventualmente, al meritato stipendio; un odore troppo forte di sudore che penetra dalla fessura del finestrino. Un piccolo problema. Ma dall’altra parte del finestrino c’è un grande problema, il dramma dell'emarginazione e dell'abbandono, la tragedia della disuguaglianza sociale, il grosso, enorme problema della povertà, della miseria, che costringe uomini e donne di nazioni diverse a emigrare e mendicare pochi euro in cambio di un servizio solitamente innocuo. Perciò credo che molte delle critiche alle disposizioni contro lavavetri non c'entrino nulla col benaltrismo. Un amico oggi mi ricordava: "Quando io aderii alla Fabbrica del programma, Prodi esordì così: la mia politica si basa su questa frase: "ci sono anche gli altri". Gli altri.
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