



"Sicuro, il mondo è questo e nulla più, ma non starò lì in silenzio ad aspettare che si freghi da solo."
Vignette, illustrazioni ed immagini dal mondo broiolo.
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Lo conobbi leggendo "Repubblica" al mare un giorno dopo il suo rapimento. Una sensazione strana che non capita spesso nella vita: quella di conoscerlo da sempre. L’articolo non lo ricordo ma ricordo la netta sensazione di sentirlo ridere forte, di vicinanza a quella sua curiosità da vero giornalista che lo portava fuori dall’ironia superficiale di un avventuriero, di un turista, che faceva della sua risata la consapevolezza della complessità della vita e al contempo della sua “leggerezza”. Allora venne l'altra sensazione: Paura, da subito. Gente così che pensa, curiosa di capire, pura, rischia, rischia sempre. E in spiaggia disegnai di getto la prima vignetta per Enzo, preoccupata la vignetta, quasi un presentimento. Poi lo conobbi meglio, attraverso il suo blog, attraverso Pino (anzi conobbi Pino a “causa” di Enzo). E le altre vignette, quella più "famosa" pubblicata in rete, su Diario, su Vita, su Azione nonviolenta, su Macramé, su altre decine di piccole pubblicazioni. Poi il rapimento delle 2 Simona e la loro liberazione con quella in cui Enzo rideva, stavolta più felice che ironico, felice e “seminatore”, protettivo per quelle margherite fresche ed ora al sicuro. Portai tutte le vignette a Parigi, esponendole alla mostra a cui ero stato invitato con centinaia di “colleghi” di tutto il mondo, organizzata per chiedere la liberazione di Florence Aubenas e Hussein Hannoun (giornalisti di Liberation rapiti a Bagdad). E il “culo” di Enzo funzionò anche per loro. Il giorno dopo la fine della mostra furono liberati. La casualità gioiosa del gran “minestrone cosmico”, certamente caro Enzo. Ma il più bel ricordo, se mi è permesso e senza nessuna retorica, è quello della sua famiglia, della misura del loro silenzio e delle loro parole durante e dopo il rapimento. I visi e i cuori aperti della sua compagna e dei suoi figli, lezione di umanità e di pace. Perciò brindiamo ancora Enzo, in alto i calici (direi ottimo un cabernet) per la vita, per te.

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